mercoledì 3 dicembre 2014

Quando chiama il Daimon...


Sperimentare cose che non sai fare, che sai di non saper fare, che non hai voglia di fare e comunque farle. Perchè così è...perchè così chiede il Daimon. Questa è la via dell'artista.

lunedì 1 dicembre 2014

la fantascienza e il trailer di Star Wars..


Quando ero ragazzino avevo dei miti. I miei miti erano robot, astronavi, armi, raggi laser, navette dei videogames, scenari alieni e tutto quello che gli era affine.. un po' più grande i miti divennero gli androidi, i mischioni uomo macchina, le creature cyberpunk desunte dai romanzi. Quindi ho pensato che era ora anche di cominciare a cimentarsi un po' con questa roba. E stranamente è subito uscita dalla mia testa una mini-storia alla quale mi sono messo a lavorare.. anzi ne sono uscite due, con lo stesso protagonista, con due scopi e finalità completamente differenti. In tutto questo è anche uscito il trailer di Star Wars episodio 7, tra fan lamentosi e gente impaziente con occhi luccicanti di meraviglia (i miei)... sapendo che Star Wars tornerà tra un annetto, che non amo J. J. Abrams e che tutto sommato le cose del passato (quindi anche gli Star Wars dei bei tempi) non torneranno mai, decido di guardare avanti con fiducia, e mi accontento di fare una piccola dedica\scongiuro veloce al piccì:






martedì 4 novembre 2014

Insonnia...

...perchè il caso non esiste mai..scrivo un fumetto autobiografico sull'insonnia, ed ecco che mi sveglio alle 4,30 di mattina senza avere più sonno... non resta che provare a rifare la tavola in digitale, oltre che a bere un caffè..saranno stati i ricordi, il qigong, o non so bene che....Il silenzio delle 4.30 di mattina rotto solo dalla ventola del pc, e dallo strisciare della penna sulla plastica della tavoletta grafica fa da sfondo a una strana sensazione di lucidità fasulla che non durerà troppo a lungo lo so. Rimane quella benedetta mano da fissare nella terza vignetta. Ma pazienza. Va già bene che sono riuscito a trovare un modo di lavorare con la Intuos.




domenica 26 ottobre 2014


Una lei per una tavola. Fra tante facce disegnane una su carta, coi tratti che ricordi. E quello che ricordi cerca di renderlo vivo, di dargli quell'espressione che emerge da profonde e fredde nottate di una casetta di testaccio dove lei non c'era mai. Ricalca tutto al pc dopo averlo scannerizzato, e ancora prima di aver finito sai che hai trovato la tua lei per la tua tavola.

lunedì 20 ottobre 2014

Intanto che studi come disegnare bene tu comunque disegna... intanto che decidi come inchiostrare bene tu inchiostra... intanto che cerchi di realizzare una intenzione fai, muoviti... mai stare fermo, mai aspettare la 'musa'.. la 'musa' parla solo quando fai, decidi, cammini, disegni.E intanto che è arrivata la Intuos, invece di guardare 5,400 tutorial su come fare qualunque cosa, fatti dare una idea da qualcuno e inizia a realizzarla. Non sono tanto per la teoria e devo mettermi a fare.. sempre.. costantemente. Alla fin fine il fare è tutto ciò che c'è... per la teoria aspetto i giorni di pigrizia, inerzialità, e stanca. Per la teoria ci sarà tempo.

venerdì 10 ottobre 2014

Di tavole, inerzia, e forza di volontà.

L'inerzia è un male necessario senza il quale non potresti mai fare nulla di creativo. L'inerzia è qualcosa che o ti prende e ti schiaccia, o ti spinge a creare e a cercare di crescere oppure ti butta su un divano a ingrassare, mangiare, fumare, e recriminare su quanto la vita sia stata ingiusta con te, che non hai potuto realizzare niente di ciò che volevi. L'inerzia è l'attitudine a fare o a non fare sempre le stesse cose, nella stessa maniera, è la pigrizia, la mancanza di volontà, il lasciarsi andare rotolando lungo la strada della minor resistenza,  è, esattamente ciò che impedisce a chiunque di riuscire. Ma l'inerzia è anche l'intelligente modo che uno trova per non confrontarsi mai coi propri limiti e cercare di superarli. A un certo punto dopo un'estate passata in un inerziale NON DISEGNARE ho cercato di rimettermi sulle tavole, cosa di cui ho il terrore più assoluto.. perchè un conto sono i disegnetti, un conto è crearne una, intera con vignette balloon e tutto il resto. E ogni volta che decido di rimettermici devo superare chili e chili di inerzialità, resistenze, retropensieri rispetto a quello che uno a quarant'anni dovrebbe e non dovrebbe fare invece che stare a disegnare fumetti. 
Alla fine sono arrivato alla conclusione che il maestro yoda aveva la ragione più assoluta quando affermava che:





Alla fine si riduce tutto a uno sforzo di pura e semplice volontà, e di quel valore che uno dovrebbe scoprire dentro di sè per avere successo in qualsiasi cosa (o almeno per farla con soddisfazione) che è la capacità di automotivarsi, che sembra na stupidaggine da pnl ma è secondo me, il segreto di una vita felice. Se faccio le cose perchè trovo in me la voglia e la motivazione a farle, se sono felice nel farle, se ho come scopo il fatto di farle sempre meglio è probabile che quel qualcosa che decido di fare smetta di essere fonte di stress e divenga invece fonte di felicità, soddisfazione, a prescindere se diverrà o non diverrà un lavoro, a prescindere se qualcuno la apprezzerà o meno, a prescindere dal risultato finale.

lunedì 29 settembre 2014

Fare...


Intanto che penso a come fare, intanto che cerco di disegnare, di scrivere una storia, di ricordarmi come facevo a 13 anni senza pensarci su troppo, mi viene in mente che uno deve veramente essere come un 'bambino'.. a 40 anni ci vuole una certa risolutezza a costringersi ad essere bambini... intanto che penso a Iara provo a capire qualcosa di più di storytelling, narrazione, inchiostrazione. A volte ho brandelli di idee geniali, a volte intere tavole balenano nella mia tesa.. ma niente che sia coerente o appartenente tutto alla stessa storia. E in effetti la sua storia (quella della bambina fra due mondi) è ferma alle prime due o tre battute . So solo come va a finire e come inizia.. per il resto ho il buio più totale. Ma ammetto che ci ho dedicato poco tempo, troppo poco. E' ora di recuperare.

domenica 7 settembre 2014

Di censori, cacacazzi e altri simpatici personaggi della mia psiche.

Quando non vai da nessuna parte è perchè c'è qualcuno dentro di te che non vuole fartici andare. Chiamiamolo 'censore', oppure 'cacacazzi'. Il 'cacacazzi' pretende che tu faccia ogni cosa in maniera perfetta prima di poterla mostrare a qualcuno, ma soprattutto pretende di aver chiaro tutto il quadro prima di fare qualunque passo in direzione della tua libera espressione. E così erano settimane che non toccavo foglio, matita, pennarello o che. Mi sono dovuto impuntare, ho dovuto obbligarmi a mettermi di nuovo su quei fogli. Motivo del blocco, la seconda tavola di Iara non era bella. Nemmeno la prima ma almeno la prima mi sembrava avesse una sua dignità. Questa proprio non c'era. Allora dicevo, la rifarò.. in fondo nessuno si aspetta di vederla. Ma il discorso era più psicotico e sottile di una semplice tavola di fumetto fatta male. Il discorso qui non è saper disegnare o meno, non è nemmeno il fatto di farlo a quest'età e non essere sicuri di riuscire mai a imparare a farlo bene.. il discorso riguarda il cacacazzi e il motivo della sua esistenza, e cioè tutti quei cacacazzi prima di lui che ti hanno voluto sminuire o far sentire un coglione per come facevi qualcosa. Ne ho una lista lunga così qui, quindi è normale che il mio cacacazzi interiore sia bello nutrito. Il cacacazzi a volte si trasforma anche nel perfezionismo più sfrenato, o nella mania di acquistare l'ultimo tool, la carta più fica che assorbe meglio l'inchiostro e tutte ste cagate da fricchettone, ma in realtà, la realtà vera, l'unica cosa che sta accadendo è che non stai creando niente. Sta passando il tempo e fai solo 'esercizietti' , 'disegnetti per scherzare', studi anatomia, propsettiva, ti leggi e copi qualche autore metti la roba su facebook e aspetti i 'mi piace' ma non stai creando niente. Alla fine ho dovuto prendere quella tavola così imperfetta, così piena di errori (come al solito) e così banale, e finirla, altrimenti non ne sarei uscito mai. Alla fine nella vita uno deve prendere e fare quel che gli pare senza starci a pensare troppo su. Quindi  la metto qua e sticazzi di come è venuta.


lunedì 23 giugno 2014

Bisogna fare senza pensare. Se ci pensi non lo farai mai. Bisogna andare anche senza essere pronti, altrimenti passeremo la vita ad aspettare di esserlo. Yoda dice "fare o non fare..non c'è provare". I preparativi sono per gli insicuri, i fragili, i timidi, i mollicci. Troppi preparativi fermano il processo creativo...sempre!

domenica 8 giugno 2014

Iara, Tavola 1. Mille e una cose che devo ancora imparare a fare.

L'inchiostrazione è tutta storta, e un po’ anche le prospettive. Ho provato a giustificarmi con me stesso dicendomi che ...'è stile' e che anche Lauffray inchiostra tutto storto, e anche se non sono Lauffray più dritto di tanto non riesco a inchiostrare. E' stile dai! E poi il lettering... in due anni di scuola nessuno mi ha mai neanche accennato che esisteva il lettering e ora me lo devo inventare! Storto pure quello con la mia grafia che è abbastanza bruttina, mi dice qualcuno. Ma fa niente. La storia è partita, e Iara si sveglia in una scuola che non ama, con una vecchia megera rompipalle e un mucchio di cose che stanno per accaderle se riesco a disegnare le prossime tavole. Posso farcela, e comunque la mia grafia dice che non è bruttina, ma solo se stessa!

mercoledì 4 giugno 2014

Non dimenticarti il 'sogno'


Aspetto i nuovi Guerre Stellari. O come si dice adesso, che fa più fico, i nuovi Star Wars. Nel frammentre cerco sempre più spesso di ricordarmi com'era a suo tempo, perché, del come era a suo tempo l'ingrediente più importante era il 'sogno' o meglio la capacità di partecipare totalmente a una esperienza filmica totale come era per me Guerre Stellari. E lo è ancora... sì anche la trilogia nuova, quella brutta, quella che tutti dicono che non è Star Wars, alla fine a me è piaciuta. Ma si sa, io sono di bocca buona. Io amo le astronavi, le battaglie spaziali, amo, come lo amavo da ragazzino, tutto quello che è fantascienza. Perciò aspetto il nuovo Star Wars senza troppe masturbazioni mentali sul come sarà e sul come non sarà. Cercherò di meravigliarmi come mi meravigliavo allora, cercherò di stare lì dentro come ci stavo allora e come ho provato a fare per ogni film di fantascienza e intrattenimento in cui mi sono imbattuto. Perché secondo me l'importante più che i film in sé per sé, è la capacità di stupirsi, meravigliarsi e di non dimenticare il 'sogno'.  E questo è quello che interessa a me di un'opera d'arte, di una canzone, un disegno o un videogame che sia… c'è un 'sogno' dietro?

venerdì 30 maggio 2014

Quando l'allievo è pronto il maestro compare. Ho sempre cercato un maestro. Qualcuno che mi desse delle risposte, qualcuno che mi dicesse cosa fare e come farlo, è stato un po’ il leit motif della mia esistenza. Così, nella storia che sto pensando già da un po’, c'è questa ragazzina un po’ triste, un po’ solitaria e un po’ depressa che ha perso un bel po’ di riferimenti, che cerca risposte. Mentre gli altri ragazzini si preoccupano al massimo di divertirsi lei si interroga su una semplice questione, una questione sulla quale, da bambini, è strano interrogarsi. Che ci sto a fare qui? Inutile dire che il racconto è autobiografico e che molte cose che ci voglio mettere dentro sono esatti resoconti di cose che mi sono accadute. Resta lo scoglio di come fare, scoglio per il quale ho cercato innumerevoli maestri che sono arrivati sempre nella forma che meno mi sarei aspettato. Uno di questi è il libro eternamente vivo di Julia Cameron, 'La via dell'artista', dove la creatività viene interpretata più che come soltanto un mezzo per fare soldi, proprio come un atto sacro di contatto col proprio sé. E l'altro è un libro molto serio, molto didattico, ma cionondimeno estremamente utile. 'Story' di Robert Mckee che sto assorbendo in piccole dosi e che mi sta spiegando cos'è una storia e come si racconta. Sebbene certe volte sono tentato di dare libero sfogo alle fantasie e all'improvvisazione, trovo che in genere questo non porti molto lontano. Invece cerco di dargli una struttura interna, un motivo per esistere e cerco di dare a questa storia un senso, che per ora mi è oscuro. Ma tant'è, che questa ricerca è per ora il miglior maestro che ho.

lunedì 26 maggio 2014


Una matita non definita può fare disastri...e poi devo lavorare sull'inchiostrazione.. sì, sul segno che non funziona... sì, sulla composizione. Ma soprattutto sulla pazienza. Infatti è un po’ come fare Qigong. Più ti sforzi e meno il qi scorre, ciononostante non dovresti mai smettere di provare a stare nel nulla, nel vuoto, nell'assenza di sforzo, per far scorrere il qi. E' un fare senza fare. Ci si può riuscire. Domani ci riprovo.

venerdì 23 maggio 2014

Volevo fare il fumettista, ma non ho mai potuto. Da ragazzino non c'erano i soldi per mandarmi a una scuola d'arte. Il liceo artistico mi fu vietato in favore dello scientifico. E così finii a fare tutt'altro... e questa era la storia che mi raccontavo da giovane. Questa è la storia che tutti ci raccontiamo sul perché e per come non abbiamo potuto realizzare le nostre ambizioni, aspirazioni e sogni. C'è sempre una causa esterna, il karma, il destino, la sfiga. La verità è ben altra. La verità è che molte volte non siamo stati in grado di superare blocchi e paure, non siamo stati in grado di iniziare a fare, non abbiamo avuto forse la voglia di crederci. Certo ci stanno mille e duecento motivi per cui uno poi non inizia mai, e uno di questi è l'insicurezza... di certo era il mio. Da ragazzino ero un insicuro cronico e avevo paura di ogni cosa. Soprattutto avevo la convinzione che alcuni esseri nascessero fortunati, con delle doti e altri no. Alcuni nascevano in famiglie che fortunatamente per loro li sostenevano e li indirizzavano verso le strade che li avrebbero resi 'famosi' e 'di successo', mentre io no... io ero nato in una famiglia problematica dove non c'era molto sostegno per i sogni. Una famiglia dove mancava il senso della direzione e della possibilità. Quindi sono cresciuto senza nessuna direzione precisa e con la paura di non avere alcuna possibilità nella vita... poi non so cos'è successo e tutto questo ha iniziato a trasformarsi. Sono entrate delle 'possibilità' nella mia vita o meglio, io ho imparato a darmi delle possibilità, tra cui, ad esempio, quella di imparare. E ho imparato a fare diverse cose nella vita, ho scoperto che si può apprendere ciò che non si sa, anche per gradi infinitesimali, ma si può... sempre. Così a quasi 40 anni mi sono messo in testa che potevo imparare a fare i fumetti perché avevo sempre desiderato farlo, e non c'era un motivo tipo diventare famoso o fare i soldi. E' proprio che è una cosa che avevo sempre voluto fare. Ho fatto due anni di una  scuola di fumetto, proprio quella che un tempo ammiravo e sognavo (ma che non c'erano i soldi!). E la scuola mi ha insegnato molto ma mi ha anche confuso. Quando sono arrivato c'erano parecchi problemi oltre al fatto che ero un quasi quarantenne in mezzo a un mucchio di ventenni. C'era il fatto che non leggevo fumetti da 15 anni almeno per esempio, non disegnavo più da almeno 10, e non avevo idea della differenza tra un fumetto francese, uno italiano e uno americano. E poi ho capito che, come al solito nella mia vita, molte regole mi stavano strette. A scuola ti fanno studiare autori enormi, gente coi controcazzi di ogni tipo e gli stessi che ti insegnano hanno sempre i controcazzi a disegnare. A scuola ti insegnano che per fare un fumetto e stare sul mercato devi avere una mostruosa tecnica perché il livello negli ultimi anni si è alzato tantissimo e ti stressano su tutto meno che su una cosa: tu chi sei? Cosa hai da raccontare? O meglio, la domanda che nessuno mi ha mai fatto era se volevo raccontare qualcosa e fare l'autore oppure se volevo fare solo i disegni... mi sembra fondamentale come differenza, e siccome nessuno me l'aveva mai chiesto a scuola allora non me l'ero chiesto nemmeno io. Perciò ho provato a recuperare 10 anni di non disegno e 40 di non-ho-mai-realmente-studiato-arte in due anni di scuola. Ovviamente non ce l'ho fatta. C'è gente molto più brava, motivata e preparata di quanto mai io potrò diventare sul disegno. Quindi a un certo punto ho capto che non potevo sbattermi più di tanto sulla tecnica anche perché forse a me nemmeno interessava.  Allora mi sono detto: facciamo una storia. Cominciamo a scrivere, a pensare, a ideare... insomma cominciamo a divertirci. E poi ho pensato a questo blog. Questo blog narra di un processo creativo, ma anche e soprattutto di una ricerca di senso e scopo, di un bisogno di 'fare'. Questo blog parla di imperfezioni... Non ha pretese di qualità perché, appunto, sono solo scarabocchi, e non mira ad alcun fine se non quello di sperimentare ed essere molto contento nel farlo. Questo blog parla di arte, l'arte come vissuta da una persona (me) che di arte ha masticato veramente poco nella vita, ciononostante sente il bisogno di esprimere qualcosa, qualcosa che nemmeno lui sa cos'è... chissà se ci riesco.