venerdì 26 giugno 2015

Ho bisogno di una storia


Idee. Idee senza un filo logico. Alcuni ricordi. Alcuni pezzi di una storia... ma sono sempre e solo pezzetti. Ho bisogno di una storia, una storia che non arriva. Arrivano i disegni. Sprazzi di qualcosa di antico, profondo, insoluto. Eppure si muove... annaspa... erompe. Ogni tanto esce fuori, il pensiero primario lo chiamavo 20 anni fa, il pensiero da cui si generano interi pezzi di vita, il pensiero alla base di tutte le storie. E osservo la vita con più attenzione da qualche tempo perché narrare è in primo luogo osservare curiosamente. Prima pensavo che il problema sarebbe stato il disegno ma ora mi rendo conto che scrivere storie con un senso e con un cuore è ben altra faccenda. Leggendo 'Distrust that particular flavor' (ovviamente non tradotto in italiano) di William Gibson  (il mio amatissimo William Gibson), ho compreso bene che la capacità di creare storie va esercitata, bisogna essere capaci di percepire quel preciso stato (largamente inconscio) in cui qualcosa arriva ed esce sul foglio già strutturata, con un suo senso, che difficilmente riusciamo a capire all'inizio della scrittura. Occorre imparare a fidarsi di qualcosa di molto semplice e assolutamente imprevedibile che è la propria storia. Un po' come bisogna imparare a fidarsi della propria vita e di quello che ci mette sotto il naso...

1 commento:

  1. Di storie da raccontare ne avresti molte...probabilmente basterebbe solo ricordare.

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