domenica 20 dicembre 2015

Star Wars 7, il risveglio del passato che non vuole essere passato

E quindi è uscito. Finalmente. La sua uscita mi ha insegnato diverse cose degne di nota che non avrei potuto imparare in altra maniera. Ad esempio che a volte l'attesa è più importante del film. Che c'è gente che veramente prende sul serio l'universo di  Star Wars al punto da scannarsi su internet per un giudizio non conforme al proprio sulla 'sacra' trilogia. O che tra i miei amici c'è chi si arrabbia quando parlo di Star Wars perchè a 42 anni e "con tutto quello che fai", essere un fan sfegatato di Star Wars è proprio anti-spirituale, non ne esci bene insomma. Mi ha insegnato che probabilmente la magia che vedevamo in quei film è largamente legata al periodo, alla cultura, all'età di quei tempi e che quindi con ogni probabilità quella magia non tornerà mai più. Ma ho anche imparato a farmela prendere bene a sorvolare sui buchi di sceneggiatura, sull'ombra della Disney che aleggia su tutto il film, sulla sensazione costante di un "prodotto-pe-fa-sordi", e a godermi quel che resta di qualcosa di gigantesco che abbiamo creato nella nostra testa ma che alla fine resta solo ed unicamente un film. Ho imparato a capire che molta della 'magia' uno può crearsela a comando lì sul posto, facendo finta, agendo come se... e così ho fatto. Sono tornato bambino, per un po'. Ho fatto finta di aver visto il migliore Star Wars della storia, e anche se non lo è affatto, chissenefrega è solo un film. In fondo a tutto questo mi rendo conto che guardare il mondo con gli occhi di un bambino è sempre meglio che farlo attraverso lo sguardo torvo di un saccente adulto, magari anche uno di quelli che fa cose spirituali. Per me è meglio vivere attraverso la meraviglia e l'intensa curiosità piuttosto che attraverso la musonaggine e la presupponenza. E come dicevo ad una mia amica pochi giorni fa... certo che Star Wars è un'immensa egregora, ma ho scelto di starci dentro anche con immenso piacere, che non si vive di soli principii spirituali.